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Profondamente pura [14/01/2012]

La chiesa di san Placido era orientata diversamente dal modo in cui lo è in realtà. Ed era più alta: lei che già è sopraelevata perché dopo il terremoto l’hanno ricostruita, come molte, sulle macerie della chiesa e del monastero precedente. Qualcuno aveva coperto gli intarsi marmorei del pavimento con dei tappeti, ma l’acqua trapelava comunque, da sotto. C’era una folla di politici ed esperti in visita. Troppa umidità, il pavimento sprofonda: non toccatelo, dice la studiosa, è come sabbie mobili. Io sollevo il tappeto e ci metto le mani per vedere in che condizioni sia in realtà. Cioè: sembra solo annacquato, non c’è muffa e non c’è marcio. Forse dipende soltanto dalle tubature, da ricostruire per non allagare il soffitto della cucina dei tipi di sotto. E dal fatto che credo di averne parlato a qualcuno, ultimamente, di quella chiesa. O dall’Amenano che scorreva ciangottando lento e limpido ieri sera sotto la lava solidificata. E dipenderà da quel cartellone pubblicitario profet...

Cavità [27/07/2011]

Le cinque o le sei del mattino. Non dormo più e non sono ancora sveglia. Fuori il cielo si fa chiaro di un rosazzurro livido. Fa freddo. Freddo. E questo brivido che mi serpeggia sotto la pelle. Avrò dimenticato il condizionatore acceso? No, è spento. C’è odore di terra nera bagnata, smossa di fresco. Un cimitero. È morto da poco il ragazzo, lo sento passare come una folata d’aria fresca. Non respiro. Non respiro. Non è cattivo, è triste. Nel buio della testa, riesco a pregare solo: Ave Maria . Così lui passa e se ne va. Lascia appena la sua scia di tristezza. È passato qui dove ha trovato un varco, questo ricettivo vuoto cosmico come le cavità della terra.

Il sole anche di notte [23/06/2011]

Il mio verbale è tutto ordinato, scritto con la penna blu e la scrittura tonda come tanti cosi tondi messi in fila o un susseguirsi di ghirigori sghembi. Ma preside, che ha fatto? Ha scritto in nero? Solo penna nera uso io. Non lo faccia mai più, mi rovina tutta l’estetica!   Battisti sulla strada del ritorno canta Emozioni come quando in viaggio ascoltavo We fly so close di Phil Collins guardando la coda del tramonto lontano dal finestrino del camper. *** ancora piccolissima diceva È troppo malinconica . Era come se mi dicesse: Tu, chi sei veramente? Una fontana in un altro posto in un altro tempo in una piazza, e *** si era rasato per la prima volta in vita mia. Non l’ho guardato dritto in faccia per dei giorni: non volevo vedere la faccia di un estraneo al posto della sicurezza della sua barba morbida. Eravamo, anni dopo o anni prima, alla fine di una strada, in una radura con la ghiaia in terra. C’era un bosco intorno mentre calava la sera. La notte ho s...

Surreale [14/06/2011]

La cintura è sul bicchiere. La maglia è sulla collana sopra la scatola della borsa. Il cappello da carabiniere, con la fiamma e il ciuffo rosso e blu, sta nell’etichetta dell’amaro. L’amaro residuo sta sul fondo. L’argento dello stemma si è annerito su uno dei bicchieri di cristallo. Le scarpette di lana del bambino sono sparse in giro nella stanza sbagliata. Il bambino adesso sa che non era solo un sogno.

Al cimitero inglese [13/06/2011]

Guida in un’autostrada grigio chiaro verso nord, in un’aria grigioperla per l’alba o per il tramonto. La strada devia in una curva a destra, lei la segue. Forse questo intrico di sottopassaggi porta oltre il confine o forse ai traghetti verso il resto del mondo. Si ritrova invece in una strada provinciale che diventa uno sterrato a mano a mano che va avanti. Un banco di nebbia improvvisa e odore pungente di fuoco e di incendio. Procede alla cieca con cautela, supera una macchina o un’Ape, o forse no. Vigili del fuoco forse o carabinieri, come sagome indistinte. Qualcuno chiede indistinte indicazioni verso (il cimitero inglese?!) qualche parte. Eccolo sulla destra, questo incendio grande. Il focolaio si alimenta di sterpaglie e paglia secca. Un altro principio di incendio è come un piccolo braciere rosso vivo in mezzo al nero di carbone, in un altro mucchio di paglia, sulla sinistra. Troppa paglia è ammassata affastellata lungo il ciglio della strada, deborda oltre ...

Graal [10/06/2011]

Poi, di notte, in questo silenzio che si dilata, il suono nell’armadio e il ticchettio dell’orologio si fanno grandi e lenti come i rintocchi al buio delle campane a morto. Le persone del giorno sono gruppi colorati lontani come brandelli di bandiere al vento. *** che telefona. *** col costume sotto il vestitino colorato. *** al lavoro. I ragazzi che ridendo dicono: La solita indecisa! Gli amici i conoscenti i colleghi gli affetti. L’animo si avvia lungo percorsi dove c’è buio e ogni particolare si carica di un’evidenza onirica. A volte, deve vestirsi e uscire.   Un paesino illuminato. Una finestra accesa in una casa. Una mandria bianca di capre ostacola il cammino. Le sorveglia il maschio, in disparte per dominarle tutte, con la sua barba sotto il mento e le corna attorcigliate, e un cane bianco. La costa calabra lontana. La costa a settentrione verso la spiaggia dei suoi sogni di bambina, e ancora oggi. Cerca un pezzo di cielo sconosciuto dove le stelle non sono dis...

Bouquet [18/05/2011]

Esterno, notte. Ognina. Strada nera bagnata nello slargo. Aci Trezza. Notte nel silenzio della via stretta e buia dell’Eden Bar. Uno o due lampioni, e intorno solo buio. Un uomo solo in abito grigio cammina come cercando qualcosa. Ha un mazzo di rose rosse in mano. Un bouquet con carta crespa intorno. Si aggira da un lato all’altro, cerca il numero o il nome. Suona a un portoncino di legno, sulla strada.

Something [16/05/2011]

C’è una strada. Forse un’autostrada. Montagne sulla destra lungo un lungo tratto. Coperte di boschi ora più verdi ora meno verdi ora più tendenti al grigio. Sotto un cielo grigio pure lui. Forse uno spartitraffico verde di siepi rigogliose e non curate sulla sinistra, forse due, ma è strano. La strada porta da qualche parte ma si perde dentro a una nube immensa di buio. Potrebbe essere una galleria ma non lo è. È solo un grande buio.   La tua gatta ti cammina addosso e fa le fusa più forte e più a lungo che mai. Questa volta non ti infila solo il muso fra i capelli: si prende tutte le carezze sulla testa con le orecchie basse e ti abbraccia il collo con le zampine. Domani si viaggia e si lavora, e tu non dormi ancora. Le tre e mezza di notte fanno odore di vento leggero, di fiore di notte e di un chiaro di luna che apre il mare in un riflesso vasto come un’eco.

Pezzi pezzi [24/03/2011]

La ribellione è un rettangolo di vetro verde bottiglia a righe o rigato, poco trasparente per vedere o per intuire oltre le righe la vera verità. Poi mi sveglio giusto per appuntarmi questa immagine chissà perché. E poi mi riaddormento.   Il servo pakistano, magro e scuro per il sole, si spaccia per un principe orientale o per un maharaja indiano. Sta in una villa grande con piccolo giardino, ci saranno tappeti cuscini rosso fuoco. Si finge un altro per pescare le ragazze, o manda la sua donna che è una strega. La donna sembra pronta ad ascoltare in qualità di amica e consigliera. Invece viene in casa per portare via i gatti domestici e lasciarci gatti randagi e topi da mangiare. La gatta mia la cerco fra quei corpi. Non c’è, l’hanno rubata o è andata via. La cerco per le strade e in una piazza con la centoventisette bianca e i suoi sedili in similpelle nera che odorano di infanzia e di petrolio inacidito per il troppo sole preso. Mi fermo qui, davanti a una c...

La parola [23/03/2011]

I luoghi (...) sono carichi di significati. Come ne esistono molti in cui l’anima si perde, così ci sono oasi in cui l’uomo ritrova se stesso: ritrovando la natura, ritrova la sua verità. (Io, 2004.) La parola scritta può essere specchio o analisi dell’atto compiuto, e allora è cronaca o critica. Può essere specchio e riformulazione di fatti e di persone, e allora è narrativa. Ma la parola può anche essere poetica. Può essere la parola non detta, il gesto non compiuto, l’atto mancato. O, se il gesto c’è, se le cose vengono vissute, la parola poetica diventa come un’eco. Come che sia, la parola poetica risveglia le emozioni, e le emozioni non sono mai semplici, sono complesse. Per questo la parola, per essere poetica, deve essere evocativa di una densità complessa, e la somma dei fattori non basta a definirne la portata: nell’intreccio fra significato, significante e sintassi, la poesia è come il sogno. Ma chi sogna di solito non sa di sognare. Chi scr...