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Non piange più [29/05/2011]

Era il pomeriggio di una giornata di sole di primavera o d’estate. Il sole tramontava sul lato della nostra stanza, che volgeva a mezzogiorno. I pavimenti erano in scaglie di marmo, la carta da parati della stanza era rosa costellata di roselline viola. Non c’erano ancora i mobili, le stanze erano grandi e vuote. Dentro c’era un’eco ampia di sole e di voci sussurrate. Lei era piccolissima. Io avevo già da tempo la compagnia dei miei personaggi. Erano ancora germi indistinti in cerca o in attesa di definizione. Quel pomeriggio, in quegli spazi vuoti con le loro risonanze, le ho raccontato dei miei animaletti in gruppo intorno a noi. Davo le spalle alla parete. La porta era sulla mia destra, il balcone aperto a sinistra, la persiana mezza aperta e mezza chiusa lasciava trapelare una luce diffusa. Lei era di fronte a me, piccola e tonda con gli occhi verde oliva. Si è spaventata, a un tratto, dei miei amici animali che non riusciva a vedere, e si è messa a piangere...

Figli del marketing [14/12/2010]

Facevo bene a snobbare Paulo Coelho: basta la prima pagina di Undici minuti per capirlo. Veramente per curiosità ieri sera sono arrivata a numero di pagine 34 o giù di lì. E per giustizia credo che andrò fino in fondo. L’idea di partenza mi pareva valida, devo dire. Me la sentivo affine. Non fosse stato per quella, non avrei deciso poi di prendere il libro. Solo che una, nel leggere un libro, si aspetta una vicenda ricca, magari passionale, una caratterizzazione psicologica approfondita, una capacità di coinvolgere il lettore a un livello profondo. Paulo Coelho invece non trasmette: esclama. Usa i punti esclamativi come fossero noccioline per elefanti. Non racconta: riporta. Non mostra: sintetizza. Una donna è una bella donna, e basta. Nessuno sa come sia fatta, che cosa faccia di lei una bella donna. Lui se lo tiene per sé e non c’è modo di saperlo. Fidati, o lettore, sulla fiducia che mi devi in virtù del mio successo . Anche le aspirazioni della protagonista sono un tut...