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XI [11/11/2011]

L’11 è un numero isiaco. Lo dice anche Apuleio nei “Metamorphoseon libri XI”: “Undici libri di Metamorfosi”. Che fra le altre cose è un romanzo iniziatico (di formazione, volendo), la cui chiave di lettura sta nella favola di Amore e Psiche e il cui fulcro mistico è Iside. L’11 infatti è il numero di Iside: la dea della Luna, degli Inferi e della resurrezione, della magia e di altri misteri. Iside è Persefone, in Grecia. Ma ha anche, in parte, gli stessi attributi di Demetra. È la sintesi di tutte le implicazioni della donna. L’11 gennaio (l’11/01) è stata l’ultima volta che l’ho visto. Sei mesi dopo – sei grani di melagrana – l’11 giugno, è stata la seconda volta. Avevo anche postdatato senza saperlo la lettera: inviata l’8, datata per errore all’11. Chissà chi mi guidava, allora. Gli ho letto il mio (il suo ) racconto, quella sera di giugno. Non so né se, né come la ricordi lui, quella notte: io mi ricordo che avevo il cuore gonfio di emozioni in subbuglio, e non è una co...

Bambini e fole [01/11/2011]

“Chiuderò la porta a far star bene la tua assenza: ci sarà fedele sempre il cane del (rimpianto). I cavalli origliano quest’aria d’impazienza. A metà della speranza, io cambiai percorso. E poi non ho più corso.” Ho fatto il bagnetto a un cagnolino bianco peloso sporco di terra, stanotte in sogno. Mia nonna sapeva sempre che cosa preannunciavano i suoi sogni. Io, ogni tanto. Per noi c’era il Topolino dei Denti. Lasciavamo il dente da latte sul comodino, con la sua radice a punta arrotondata e una letterina per il Topolino, e l’indomani mattina il Topolino ci lasciava un regalino. Chissà che cosa ci faceva, con tutti i denti di tutti i bambini del mondo, ci chiedevamo insieme. Forse si era fatto una città tutta intera di denti - in pratica, d’avorio. E chissà come faceva a razzolare tutti i dentini di tutti i bambini del mondo, ho chiesto un giorno: una fatica, non bastano tutti i minuti di tutte le notti del mondo, per tutti i denti di tutti i bambini del mondo. Ma forse ogni...

Tagli [13/10/2011]

1999   (...)   2006-2008 Cammino per i corridoi a stento, per il dolore. Loro sono da qualche parte, io mi sento svenire. I pavimenti ondeggiano. Barcollo, mi appoggio alle pareti – o a qualcuno. Non mi ero resa conto di stare così male. Rimango sola con il medico. Il bisturi entra nella carne e incide a vivo. Io grido. Mi dispiace, non posso farci niente. Mi sta aprendo la carne, sento la ferita aprirsi beante. Ne esce un pus denso e doloroso. Dovranno operare. Dolore profondo lancinante. Come una palla solida ruvida pulsante ficcata a forza nella carne. Non mi posso muovere. Freddo. Freddo. L’anestesia scivola via, io ho freddo. Solo la vestaglia di carta verde trasparente ho indosso. Si vedeva il seno, mentre mi addormentavo. Luce bianca, al risveglio, attraverso gli occhi chiusi. Un lettino di metallo sotto la schiena. Una ragazza chiama e grida per il dolore, qui vicino. Un vecchio, più vicino, si lamenta. Piango d...

Dead men [12/10/2011]

Saresti morto prima di me. Lo sapevo. Faceva male, pensarci. In qualche modo, è stato vero. Vedremo, poi, se sarà vero.   Era febbraio. La notte, in mezzo alle coperte, c’era un tepore e lui era sempre dentro di me – nella veglia e nel sonno, nella musica e nel silenzio, nella poca luce e nel buio. La mattina mi ha preparato un caffellatte, si muoveva come un ballerino. Ma volevo andare via, non c’ero. Quella mattina l’ho sentito parlare nella tua lingua, quest’uomo che non era te. Ero chiusa come un riccio, ormai: sia per questo, sia per tanti altri motivi. Ho preso la macchina e non l’ho visto mai più. Mi ha mandato dei messaggi per rivederci, nei mesi. Io non ho voluto.   Non so se sia per te, che l’ho fatto. Forse andavi preservato, dentro.  

Woman [25/09/2011]

C’erano gigli. Gigli. C’era un girasole giallo ai suoi piedi, di vita ultimo inganno.   Gli ricoprivo la faccia di baci, fino a spostargli gli occhiali sul naso. Al buio si sono rotti, per sbaglio, gli occhiali macchiati d’inchiostro rosso.   Calmati, per favore, calmati: io ti voglio bene.

Niente. [08/09/2011]

Seppelliamo i nostri morti per imparare a vivere da vivi.   Ballavo il can-can, bambina di undici anni con la gonna nera e le balze arancio di tulle sollevate. L’albero di ulivo dove mi arrampicavo solo io, per sedermi in cima al ramo orizzontale e leggere, o scrivere, e guardare dall’alto gli alberi e le fronde, e il cielo. *** col vestito grigio e il cappello in testa, composto impettito in ordine da carabiniere con le braccia dietro la schiena. *** accanto a lui, piccola tonda storta dall’artrosi come pian piano diventa ***, con lo sguardo triste – lo stesso sguardo triste che hanno le mie foto da bambina.   Le loro tombe troppo lontane dopo la prigionia e le lettere di lei inviate solo a *** senza sapere un indirizzo e arrivate tutte insieme all’improvviso – e il ritorno di lui una notte con la sua sacca di jeans sulle spalle. *** nell’ultima foto sulla tomba dove si baciano in cima a un prato, chini l’uno verso l’altra come ragazzini. La morte di lui poco temp...

Zero. [26/08/2011]

Notte. Piove. Tutto è zero.   Oddio, ma che ti sei fatta? Niente, ho sbattuto. Ma guarda, mi si è spezzata un’unghia.