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Drenaggi e tumefazioni [17/10/2011]

Sono giorni che, sotto a quello che si vive, ho tutti i muscoli e le ossa doloranti per la troppa piscina. E un dolore pulsante nella carne per l’intervento di cinque e poi tre anni fa che è tornato a farmisi sentire. Ma ho da tener testa con brio e polso nelle giuste dosi a uno zoo variegato indomito, nell’attesa del controllo medico dei prossimi giorni: cioè devo poter vivere e lavorare senza morire di torture cinesi grazie. Ci sono dolori che non si possono sopportare, ritornano periodicamente anche dopo anni a tormentarmi, se non si dà spazio al drenaggio. Dovrebbe farlo il medico ma nel finesettimana non lo voglio disturbare. Perciò sono intervenuta su me stessa con strumenti sterili e, una volta presa visione della parte, il dottore giorni dopo mi conferma poi che ho risolto il danno e non si dovrà operare, a quanto sembra. ***, che fa il medico, quando alla fine di tutto gli svelo qual è stata la soluzione, rimane un po’ impressionato: ma come hai fatto, dice. Si stupis...

Tagli [13/10/2011]

1999   (...)   2006-2008 Cammino per i corridoi a stento, per il dolore. Loro sono da qualche parte, io mi sento svenire. I pavimenti ondeggiano. Barcollo, mi appoggio alle pareti – o a qualcuno. Non mi ero resa conto di stare così male. Rimango sola con il medico. Il bisturi entra nella carne e incide a vivo. Io grido. Mi dispiace, non posso farci niente. Mi sta aprendo la carne, sento la ferita aprirsi beante. Ne esce un pus denso e doloroso. Dovranno operare. Dolore profondo lancinante. Come una palla solida ruvida pulsante ficcata a forza nella carne. Non mi posso muovere. Freddo. Freddo. L’anestesia scivola via, io ho freddo. Solo la vestaglia di carta verde trasparente ho indosso. Si vedeva il seno, mentre mi addormentavo. Luce bianca, al risveglio, attraverso gli occhi chiusi. Un lettino di metallo sotto la schiena. Una ragazza chiama e grida per il dolore, qui vicino. Un vecchio, più vicino, si lamenta. Piango d...

Dead men [12/10/2011]

Saresti morto prima di me. Lo sapevo. Faceva male, pensarci. In qualche modo, è stato vero. Vedremo, poi, se sarà vero.   Era febbraio. La notte, in mezzo alle coperte, c’era un tepore e lui era sempre dentro di me – nella veglia e nel sonno, nella musica e nel silenzio, nella poca luce e nel buio. La mattina mi ha preparato un caffellatte, si muoveva come un ballerino. Ma volevo andare via, non c’ero. Quella mattina l’ho sentito parlare nella tua lingua, quest’uomo che non era te. Ero chiusa come un riccio, ormai: sia per questo, sia per tanti altri motivi. Ho preso la macchina e non l’ho visto mai più. Mi ha mandato dei messaggi per rivederci, nei mesi. Io non ho voluto.   Non so se sia per te, che l’ho fatto. Forse andavi preservato, dentro.