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Il signore del caffè [22/11/2011]

Certi siciliani sono figli dei suk arabi: non conoscono la mezza voce, i mezzi toni, e quando parlano abbìunu ùci. Quando spostano un oggetto, lo fanno di mala grazia: lo trascinano o lo sbattono per terra. La sentono proprio ontologicamente, l’esigenza di mostrare al pubblico che loro sono qui col loro banchetto colorato e che hanno merce da proporre: signura, taliassi cchi bbelli cacòcciuli cci avèmu ccà! Va bene, questo: anche io amo i colori. Sono siciliana anch’io, no? Ma il telefono squilla troppo , e troppe cose da fare e da risolvere, ora basta, il grosso è stato fatto, fermiamoci un po’ e facciamolo con calma e con misura, quanto c’è ancora da fare. Invece, quando arriva l’idraulico e fa rumori e voci con i suoi strumenti, *** si infila sotto il mio piumone, con un breve miagolio di protesta: lei può farlo. M’infilo sotto il mio piumone anch’io: basta adesso, lasciatemi da sola. Voglio pace e silenzio, sono stanca, voglio riprendermi i miei ritmi invece di subire ancora qu...

Colore [24/09/2011]

A Zafferana Etnea o a Pedara c’è una piazza, forse del municipio. In questa piazza c’erano una palestra nascosta e un locale. Troppo grande, troppe luci, ma banconi traboccanti di siciliane, di arancini, di pizzette e cartocciate, di babbà alla crema o con la panna e con la frutta sopra, di cannoli, di rame di Napoli , di frutta martorana, di totò e di brioche col tuppo , di granite e di gelati con sopra la granella di pistacchio. Era un posto buono. Davanti, un cane passa. Due vecchi fumano qualcosa. C’è anche un pub con una luce gialla fuori.

Il gigante Anteo, l’apetta e la piccola mammiferaia [13/09/2011]

C’è una notte tiepida e un vecchio blues da fare insieme. In qualche posto accosterò e quella là sarà la nostra casa. (L. Ligabue)   La piccola mammiferaia (piccola in quanto è nota la sua scarsezza da quelle parti lì) oggi brucia cerini e di mattina, cantando a voce piena fuori dal finestrino, si sente pungere più volte dietro una spalla. Sarà un’ape o una vespa, ma sotto le dita non si sente niente. A ogni buon conto è meglio non appoggiarsi. Accosta alla fine all’autogrill e vede, accartocciata contro il sedile, un’apetta mignon per l’appunto, un po’ turbata e scossa. Non deve averla punta per bene solo perché non si è sentita piombare addosso tutto il peso – che nella mia delicatezza estrema le ho graziosamente risparmiato. Potrebbe anche schiacciarla – mi hai fatto male, bastarda – ma la bestiolina è così tremebonda che la mammifera d’istinto prende un foglio di carta e la lascia fuori libera. Un camion diceva l’altro giorno, di ritorno: Sure, we can . ...

Delle arti meccaniche [09/08/2011]

Fuori dall’officina del meccanico, sta seduto in ozio un uomo sulla sessantina con i baffi grigi da tricheco, l’espressione da tricheco (meno grasso, però) e un piede appoggiato a un palo della luce. Immobile come per cercare di godersi l’ombra in questa umidità che appiccica. Esce un tipo dall’officina di fronte. Ha qualcosa fra le labbra, forse una sigaretta. Fa un cenno caloroso da lontano al tricheco e mastica qualcosa, tipo: ’Aeeca . Il tricheco non muove un baffo. L’altro si toglie la sigaretta di bocca, lo guarda con intenzione, fa da lunge un mezzo inchino sorridente e ripete: Sabbenerica . E io che pensavo che nessuno lo dicesse più sul serio: sorrido beata come un gatto grattato fra gli orecchi.

Nata in Sicilia [15/07/2011]

Le siciliane sono quanto di meglio e di peggio abbia prodotto il Mediterraneo. Qui puoi trovare una schiava o una padrona. Ma non la riconoscerai in tempo, e comunque non sarai tu a decidere se preferisci l’una o l’altra. E scoprirai che può essere più difficile liberarsi di una schiava che di una padrona, e che una schiava può disprezzarti, mentre una padrona può amarti... (E. Russo, Nato in Sicilia )   Cerco in borsa quel foglietto di taccuino a quadri dove *** mi ha scritto quella frase. La sera, (…) con il libro con l’abat-jour accesa, mi ha letto a voce alta questo passo sulle donne siciliane nel romanzo che sta leggendo, e io ho detto: ***, domani mi fai la sorpresa di farmela trovare scritta su un foglietto, così me la ricordo? Il giorno dopo non l’aveva fatto, e io c’ero rimasta un po’ male. Così il giorno dopo ancora, tornando da scuola, ho trovato questo fogliettino sotto la base della lampada dalla mia parte del letto.

Elfi e fate morgane – Nothing is ordinary when everything is ordinary [01/07/2011]

Sole caldo di primo mattino. Strada. Contro l’azzurro e il verde, balle di fieno bionde dorate sulle colline come pecore di un gregge. Altre, ammassate in bell’ordine su di un camion. Una trebbiatrice si avvicina lenta sulla stradina laterale.   Una bambina di nome Ginevra porta in giro il vestitino bianco nuovo nuovo e il fiore fucsia nei capelli scuri. Una bambina di un annetto, in un vestitino lilla in cui sta come in un sacchetto, fa ciao ciao con la manina a una statua di pietra. La ragazza in abito lungo blu e aspetto elfico. Il laureando serio preciso e professionale. Il caldo dentro villa Cerami e, fuori sotto gli alberi, due ragazze in magliettina si stirano davanti ai libri sul tavolo.   Non ho voglia di sigarette, oggi. Saluto i benzinai come ogni giorno e mi caricano in omaggio i punti degli altri. Il bianco sull’abbronzatura e i miei colori, due poliziotti a ciondolare guardando e due cani grandi sdraiati sulla soglia. Una cosa al lim...