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Profondamente pura [14/01/2012]

La chiesa di san Placido era orientata diversamente dal modo in cui lo è in realtà. Ed era più alta: lei che già è sopraelevata perché dopo il terremoto l’hanno ricostruita, come molte, sulle macerie della chiesa e del monastero precedente. Qualcuno aveva coperto gli intarsi marmorei del pavimento con dei tappeti, ma l’acqua trapelava comunque, da sotto. C’era una folla di politici ed esperti in visita. Troppa umidità, il pavimento sprofonda: non toccatelo, dice la studiosa, è come sabbie mobili. Io sollevo il tappeto e ci metto le mani per vedere in che condizioni sia in realtà. Cioè: sembra solo annacquato, non c’è muffa e non c’è marcio. Forse dipende soltanto dalle tubature, da ricostruire per non allagare il soffitto della cucina dei tipi di sotto. E dal fatto che credo di averne parlato a qualcuno, ultimamente, di quella chiesa. O dall’Amenano che scorreva ciangottando lento e limpido ieri sera sotto la lava solidificata. E dipenderà da quel cartellone pubblicitario profet...

L’epilogo [01/10/2011]

Ah no, l’amore no. L’amore non è pop. Gli operai entrano in un appartamento segreto. Si levano le tute - e ridiventano uomini, donne. E fanno l’amore. (Ultimo tango a Parigi)   Di ricordi insepolti si può morire. Così ho comprato i fiori di Bach per il panico e l’angoscia. Ho comprato anche l’olio di mandorle per la pelle. E adesso, oltre i sette colli, oltre le sette valli – al di là dei sette torrenti e dei sette castelli di cristallo – le colline scorrono. Le luci brillano in lontananza come lucciole. La luce del giorno e i suoi tormenti, dietro di me, si allontanano.   Non siamo fidanzati, non stiamo insieme, non ci sentiamo nemmeno ogni giorno. Metti ogni due o tre, a volte anche più di rado. E ci vediamo a cadenza lasca e irregolare. Alla luce fioca del locale lilla senza avventori, lui parla finalmente rilassato dopo il raffreddore. C’era il rischio di non vederci, per questo. Nemmeno io sono stata bene. Ha la barba di un paio di gior...

L’età dell’innocenza [22/07/2011]

Il mio cellulare sta per morire. Per scrivere un messaggio manca poco che debba usare martello e scalpello sul tasto def e su cancella . Questo perché l’ho fatto cadere tante di quelle volte, urtandolo sul comodino per spegnere la sveglia, o mancando l’apertura della borsa, o lasciandomelo scivolare dalle mani, che ha deciso di suicidare intanto i tasti e il monitor e prima o poi anche se stesso. La fretta e le distrazioni si pagano. *** invece ha avuto un cellulare nuovo per un mese forse. Uno bello, (...) col pallino da girare per fare scorrere le scritte. Poi è ritornat* al vecchio antidiluviano macinino che però, a differenza del nuovo troppo avanzatissimo modello, è utilissimo: a) per essere usato nella sua veste ufficiale di telefono e b) per la custodia dentro cui (...) tiene i suoi pizzini di carta su cui appunta le cose da ricordare. Allora il nuovo lo ha passato a me e adesso sto lavorando per passare la rubrica da un telefono all’altro. I messaggi non si può. Mess...