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Sul muro [28/11/2011]

Giovedì. Sono uscita da scuola alle due e, senza fermarmi a pranzare, sono partita per andare a Ragusa: avevo da ritirare gli ultimi documenti e da salutare tutti i miei colleghi nella nuova sede dipinta di bianco, senza più il panorama sopra il Ponte Vecchio. C’è ancora il temporale sulla città, ma esci in tangenziale che c’è già il sole. I palazzi troppo vicini mi danno l’asfissia. Le colline no, invece. Sono morbide e verde brillante. Se ne stanno acciambellate a prendersi i raggi obliqui e caldi. I filari delle viti hanno i pampini verde trasparente. È come se, tramite i miei occhi, le vedessi anche tu, attraverso le lenti dei tuoi occhiali posati qui accanto. Di notte – al ritorno, o nelle mie andate senza meta – sei presente perfino nei frammenti di asfalto che scorrono qui davanti a me. Non sono gelosa, vedi. Non così: non adesso che – come io, io , sono sempre stata e come evidentemente doveva essere – non mi aspetto niente, per me. Come hanno fatto tante altre, anche ...