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Lampi [10/11/2011]

Maestosa tempesta di fulmini oltre le nuvole bianche, e sembra di vedere fino in gola al cielo viola livido e profondo – quando i lampi scappano dappertutto bianchi bianchi, spaccano il cielo, e pare di intravvedere l’abisso che c’è oltre. È imponente come una sinfonia, viene voglia di essere grandi compositori: per quanto uno sia visionario, le parole non bastano, solo la musica può. Ancora, nel vedere quel cielo così, mi ritorna la stessa (sensazione? vertigine?) immagine che avevo nel descrivere, in Circe , la notte dell’arrivo della nave di Ulisse. Il vento si è fatto tempesta, e mi sta portando Lui. Il tumulto delle onde trasforma la mobilità ipnotica della luce sulla roccia in una chiazza confusa – e quanto io sono confusa! Che cosa sta per succedermi? Non posso più stare qui: devo uscire, devo vedere, devo sapere che cosa mi riserva – il futuro – questa notte. L’orizzonte è in gola a nuvole cupe, accese da lampi che le rendono spettri di se stesse, e incalzata dalla vio...

L’età dell’innocenza [22/07/2011]

Il mio cellulare sta per morire. Per scrivere un messaggio manca poco che debba usare martello e scalpello sul tasto def e su cancella . Questo perché l’ho fatto cadere tante di quelle volte, urtandolo sul comodino per spegnere la sveglia, o mancando l’apertura della borsa, o lasciandomelo scivolare dalle mani, che ha deciso di suicidare intanto i tasti e il monitor e prima o poi anche se stesso. La fretta e le distrazioni si pagano. *** invece ha avuto un cellulare nuovo per un mese forse. Uno bello, (...) col pallino da girare per fare scorrere le scritte. Poi è ritornat* al vecchio antidiluviano macinino che però, a differenza del nuovo troppo avanzatissimo modello, è utilissimo: a) per essere usato nella sua veste ufficiale di telefono e b) per la custodia dentro cui (...) tiene i suoi pizzini di carta su cui appunta le cose da ricordare. Allora il nuovo lo ha passato a me e adesso sto lavorando per passare la rubrica da un telefono all’altro. I messaggi non si può. Mess...

Tra la greggia e la Luna [09/05/2011]

Con le mani io posso fare castelli. Non c’è novità in quella tensione, che pure è sempre nuova. Tutti noi in fondo la viviamo, la tensione. Tra l’eremita e il guerriero. Tra la sacerdotessa e l’amazzone. Tra Alcina e Bradamante. Tra Medea strega e Medea sposa. Tra la Luna e la greggia. Tra l’attesa e il gesto.   Il nodo è: chi lo saprà dire con parole nuove, che siano proprie e, insieme, universali?

Parole e cose. Ovvero, L’Iperuranio è altrove. [29/03/2011]

Dare alle cose il loro nome è una fissa che ho da tanti anni. Forse da quando, piccola come un soldo di cacio, mi ripetevo le parole nuove messa in un angolo per impararle bene. Dare alle cose il loro nome è diverso dal cambiare il nome alle cose. Per gli antichi Ebrei il nome di un essere non lo designa soltanto, ma determina anche la sua natura: per questo dare un nome alle cose è imprimervi un segno di sé, esercitare su di esse il proprio potere, la propria potenza, la propria signoria. Io invece credo che il discorso vada spostato. Credo che riguardi la signoria su se stessi, semmai. Sennò preclude agli altri la libertà di darsi da sé il proprio nome. Io posso sapere che cosa sono le cose per me. Ma gli altri hanno il diritto di trovare da sé le proprie definizioni. Forse la poesia più bella sta nella libertà di poterlo dare, alle cose, il loro nome.

Libertà di parola [11/10/2010]

Niente di quanto viene detto è vero: non illudetevi, signori. Siamo come le geishe, noi parole: per tornaconto, siamo come tu ci vuoi. Siamo come le contorsioniste che si inarcano per raggiungere un punto. Come serpenti acquatici che scivolano gli uni sugli altri per sgusciare via da una parte o verso un’altra. Dai sofisti agli avvocati, offriamo la verità migliore. Più complessa, è di lusso e costa. Più banale, è in svendita a buon prezzo. Sappiamo costruire labirinti dove perderti. Sappiamo inventare amore, comprensione, compassione. Ma il messaggio nascosto è sempre lo stesso: il dominio. Tu parla pure in modo razionale mettendoti a confronto aperto: altri ti motiveranno la loro prospettiva con ragioni create su misura. Ti chiederanno di parlare, o parleranno di te e in vece tua per convincerti di quello che già sai e che vedi più chiaramente di quanto loro non pensino. Ma per quanto tu veda, lo stesso non c’è modo di uscirne: tu provaci, a uscirne, e vedrai se non abb...