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Figli del marketing [14/12/2010]

Facevo bene a snobbare Paulo Coelho: basta la prima pagina di Undici minuti per capirlo. Veramente per curiosità ieri sera sono arrivata a numero di pagine 34 o giù di lì. E per giustizia credo che andrò fino in fondo. L’idea di partenza mi pareva valida, devo dire. Me la sentivo affine. Non fosse stato per quella, non avrei deciso poi di prendere il libro. Solo che una, nel leggere un libro, si aspetta una vicenda ricca, magari passionale, una caratterizzazione psicologica approfondita, una capacità di coinvolgere il lettore a un livello profondo. Paulo Coelho invece non trasmette: esclama. Usa i punti esclamativi come fossero noccioline per elefanti. Non racconta: riporta. Non mostra: sintetizza. Una donna è una bella donna, e basta. Nessuno sa come sia fatta, che cosa faccia di lei una bella donna. Lui se lo tiene per sé e non c’è modo di saperlo. Fidati, o lettore, sulla fiducia che mi devi in virtù del mio successo . Anche le aspirazioni della protagonista sono un tut...

Michela [12/12/2010]

(…) l’anno che ho vinto, con Circe , il concorso Racconti nella Rete , c’era un racconto che non era un racconto ma il ricordo di una storia. Era bello e mi aveva commossa. Si intitolava Michela, breve ritratto di ninfa . L’autore era un tale Matteo Ricci. Mi ricordo solo che lei piangeva per la sua gatta ammalata e che lui arrivava e la stringeva calda e tremante, e faceva l’amore con lei cominciando dalle dita dei piedi. Quando Demetrio Brandi mi ha telefonato per darmi la notizia che avevo vinto, ero sola in casa e credo di avere gridato nella cornetta del telefono. E Michela? ho chiesto. Quasi facevo più il tifo per Michela che per Circe, ma è perché sono una femmina sentimentale. Michela invece non aveva vinto. Eppure in qualche modo è sempre presente. Anche se l’ho cercata di nuovo sul web per rileggerla, ma non l’ho trovata.