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Non piange più [29/05/2011]

Era il pomeriggio di una giornata di sole di primavera o d’estate. Il sole tramontava sul lato della nostra stanza, che volgeva a mezzogiorno. I pavimenti erano in scaglie di marmo, la carta da parati della stanza era rosa costellata di roselline viola. Non c’erano ancora i mobili, le stanze erano grandi e vuote. Dentro c’era un’eco ampia di sole e di voci sussurrate. Lei era piccolissima. Io avevo già da tempo la compagnia dei miei personaggi. Erano ancora germi indistinti in cerca o in attesa di definizione. Quel pomeriggio, in quegli spazi vuoti con le loro risonanze, le ho raccontato dei miei animaletti in gruppo intorno a noi. Davo le spalle alla parete. La porta era sulla mia destra, il balcone aperto a sinistra, la persiana mezza aperta e mezza chiusa lasciava trapelare una luce diffusa. Lei era di fronte a me, piccola e tonda con gli occhi verde oliva. Si è spaventata, a un tratto, dei miei amici animali che non riusciva a vedere, e si è messa a piangere...