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Profondamente pura [14/01/2012]

La chiesa di san Placido era orientata diversamente dal modo in cui lo è in realtà. Ed era più alta: lei che già è sopraelevata perché dopo il terremoto l’hanno ricostruita, come molte, sulle macerie della chiesa e del monastero precedente. Qualcuno aveva coperto gli intarsi marmorei del pavimento con dei tappeti, ma l’acqua trapelava comunque, da sotto. C’era una folla di politici ed esperti in visita. Troppa umidità, il pavimento sprofonda: non toccatelo, dice la studiosa, è come sabbie mobili. Io sollevo il tappeto e ci metto le mani per vedere in che condizioni sia in realtà. Cioè: sembra solo annacquato, non c’è muffa e non c’è marcio. Forse dipende soltanto dalle tubature, da ricostruire per non allagare il soffitto della cucina dei tipi di sotto. E dal fatto che credo di averne parlato a qualcuno, ultimamente, di quella chiesa. O dall’Amenano che scorreva ciangottando lento e limpido ieri sera sotto la lava solidificata. E dipenderà da quel cartellone pubblicitario profet...

Incubus [26/11/2011]

Basta. Basta. Non lo voglio sapere, come va a finire. Ho il respiro pesante e accelerato. Come avere un macigno seduto sul petto. Come quando, con l’annegamento, l’aria manca nei polmoni dove invece entra l’acqua. Come il panico che senza preavviso, a tradimento, cresce come un blob nero senza una ragione che io possa individuare nella storia al presente. Ma lo stesso, se il regista del subconscio si mette a fare concorrenza a Kafka, Orwell e Stephen King messi insieme, non mi è difficile interpretarmi i sogni: e anche questo. Dopotutto mi conosco un po’, dopo trentatré anni abbondanti. E, se è vero che Homo sapiens funziona da milioni di anni nello stesso modo, anche gli incubi avranno lo stesso andamento: dalla pressione, al panico, alla decompressione. Quindi, tecnicamente, adesso dovrebbe arrivare la decompressione. E questo è confortante.