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Sul muro [28/11/2011]

Giovedì. Sono uscita da scuola alle due e, senza fermarmi a pranzare, sono partita per andare a Ragusa: avevo da ritirare gli ultimi documenti e da salutare tutti i miei colleghi nella nuova sede dipinta di bianco, senza più il panorama sopra il Ponte Vecchio. C’è ancora il temporale sulla città, ma esci in tangenziale che c’è già il sole. I palazzi troppo vicini mi danno l’asfissia. Le colline no, invece. Sono morbide e verde brillante. Se ne stanno acciambellate a prendersi i raggi obliqui e caldi. I filari delle viti hanno i pampini verde trasparente. È come se, tramite i miei occhi, le vedessi anche tu, attraverso le lenti dei tuoi occhiali posati qui accanto. Di notte – al ritorno, o nelle mie andate senza meta – sei presente perfino nei frammenti di asfalto che scorrono qui davanti a me. Non sono gelosa, vedi. Non così: non adesso che – come io, io , sono sempre stata e come evidentemente doveva essere – non mi aspetto niente, per me. Come hanno fatto tante altre, anche ...

La collana [26/10/2011]

Le ore di lavoro sono piene e gonfie e senza pause come tacchini ripieni a Natale. Tanto da andare a letto, alla fine, alle nove e mezza di sera senza quasi altro desiderare. Le scarpe imbarcano acqua come vecchie barche a remi mezze affondate a pelo d’acqua nel temporale. Un gatto bianco e nero si ripara dalla pioggia sotto il balcone, resta seduto impettito a guardarmi passare. Ciao, micio. Ho infilato il naso nell’armadio delle coperte e ho annusato a lungo l’aria satura di naftalina, inebriata dall’odore pungente come succede ai bambini. Mamma ride, mi offre un sacchettino di naftalina da portare a casa per l’armadio mio, ma io preferisco venire ad annusarla qui da lei.   Ti penso spesso, vecchio amico mio. In alcuni periodi, in effetti. Non saprei bene definire quali: forse, quando sono particolarmente stanca e ho bisogno di un affetto forte e di un porto sicuro e senza strappi su cui fermare il pensiero o il cuore a riposare.   Ripenso il momento in cui ...

L’epilogo [01/10/2011]

Ah no, l’amore no. L’amore non è pop. Gli operai entrano in un appartamento segreto. Si levano le tute - e ridiventano uomini, donne. E fanno l’amore. (Ultimo tango a Parigi)   Di ricordi insepolti si può morire. Così ho comprato i fiori di Bach per il panico e l’angoscia. Ho comprato anche l’olio di mandorle per la pelle. E adesso, oltre i sette colli, oltre le sette valli – al di là dei sette torrenti e dei sette castelli di cristallo – le colline scorrono. Le luci brillano in lontananza come lucciole. La luce del giorno e i suoi tormenti, dietro di me, si allontanano.   Non siamo fidanzati, non stiamo insieme, non ci sentiamo nemmeno ogni giorno. Metti ogni due o tre, a volte anche più di rado. E ci vediamo a cadenza lasca e irregolare. Alla luce fioca del locale lilla senza avventori, lui parla finalmente rilassato dopo il raffreddore. C’era il rischio di non vederci, per questo. Nemmeno io sono stata bene. Ha la barba di un paio di gior...

Woman [25/09/2011]

C’erano gigli. Gigli. C’era un girasole giallo ai suoi piedi, di vita ultimo inganno.   Gli ricoprivo la faccia di baci, fino a spostargli gli occhiali sul naso. Al buio si sono rotti, per sbaglio, gli occhiali macchiati d’inchiostro rosso.   Calmati, per favore, calmati: io ti voglio bene.

L’età dell’innocenza [22/07/2011]

Il mio cellulare sta per morire. Per scrivere un messaggio manca poco che debba usare martello e scalpello sul tasto def e su cancella . Questo perché l’ho fatto cadere tante di quelle volte, urtandolo sul comodino per spegnere la sveglia, o mancando l’apertura della borsa, o lasciandomelo scivolare dalle mani, che ha deciso di suicidare intanto i tasti e il monitor e prima o poi anche se stesso. La fretta e le distrazioni si pagano. *** invece ha avuto un cellulare nuovo per un mese forse. Uno bello, (...) col pallino da girare per fare scorrere le scritte. Poi è ritornat* al vecchio antidiluviano macinino che però, a differenza del nuovo troppo avanzatissimo modello, è utilissimo: a) per essere usato nella sua veste ufficiale di telefono e b) per la custodia dentro cui (...) tiene i suoi pizzini di carta su cui appunta le cose da ricordare. Allora il nuovo lo ha passato a me e adesso sto lavorando per passare la rubrica da un telefono all’altro. I messaggi non si può. Mess...