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Ti ho amato. [14/11/2011]

Non so a chi tu ti rivolga. Forse a una o a più delle tue tante donne, forse a te stesso - o forse a un’unica che ti può intendere, adesso. Non importa, in questo momento: ho qualcosa da dire, forse più a me che a te, chissà. Ho provato di volta in volta il benessere, la leggerezza e il gioco, e la complicità, e l’erotismo, e il conforto, e l’affetto, la dolcezza e il calore, e la pienezza, e il sogno, e poi l’abbandono, e il senso della perdita e della caduta. Di rado, ho subìto ancora la violenza – o ne ho fatta a me stessa. Perlopiù vivo pienamente, eppure quasi mai ho sentito tutto questo contemporaneamente. Credo. Mai più, comunque, in quel modo assoluto in cui tu, invece, mi hai riempito il mondo, allora, e l’hai svuotato poi all’improvviso andando via - come dev’essere la disperazione della vita che già palpitava e se ne va, dopo un aborto. A nessuno ho più permesso di farmi soffrire più di tanto. E se questo senso – e bisogno – di intima appartenenza l’ho sentito per q...