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The observer [21/10/2011]

Facevo la mia lezione di latino, una settimana fa, quando si apre la porta. Già le grida e il caos dall’altra aula erano incontenibili, e poi si affaccia questo ragazzo dalla faccia simpatica e comincia a chiedere: e che lezione è, e lei che cosa insegna, ma è bellissima questa ragazza, e così via. Oggi, di nuovo. Voci e caos. Lui arriva e fa: professoressa ma lei in quali classi insegna? E intanto volta le spalle alla sua insegnante ignorandola mentre lei cerca invano di richiamarne l’attenzione. Non è perché io sia brava o simpatica: è lo sfregio all’autorità e la mancanza di rispetto, che mi urta. Ci fossi io nei suoi panni, mi andrebbe in modo analogo. Per cui amabilmente lo rispedisco nella sua gabbia perché non si danno le spalle a nessuno, soprattutto all’insegnante mentre parla, e chiudo la porta della gabbia mia molto meno popolata e decisamente più educata – grazie, dio.   Lei ha l’aria afflitta. È una bella ragazza; sembra annientata e sopraffatta. Anche io ...

Physique du rôle [24/05/2011]

Sono a scuola dalle otto del mattino. Ho finito all’una e senza fermarmi ho preso la macchina e sono arrivata qui a Ragusa nella nebbia e nella pioggia. Mi piace guidare in mezzo a turbini e tempeste: mi fa sentire protetta, stranamente. Ora pensavo ai fatti miei combattendo con i temi da stampare alla scrivania della segretaria mentre un tipo mi guarda. Anzi, mi guata. Con insistenza, me lo sento sulla pelle della nuca e mi ritrovo il suo sguardo a seguirmi per la stanza se lo incrocio. “Ma che cos’è che succede esattamente oggi pomeriggio?” mi fa. “Lei è un genitore?” Si mette a ridere. “Sei un collega?” Insegna qui educazione fisica. È stato personal trainer e kinesiterapista a Roma per degli anni. Adesso è ritornato ma farà il gioco del docente per un mese solamente: ha altri sbocchi e altri obiettivi, lui. Ha trentacinque anni. Sorride con le fossette e fa l’occhiolino quando si sente sicuro di sé e in confidenza. Cioè un po’ troppo spesso.   Le stanz...

Dead dogs [10/05/2011]

Il primo lavoro che ho fatto è stato la guida turistica per il servizio civile volontario. Arrivo e trovo altre undici ragazze pronte per diventare ciceroni, un prete calvo con poche idee chiare, tutte relative al modo migliore di sfruttarci dietro il pretesto della flessibilità oraria, e una dottoressa mingherlina e gracile con poche idee chiare fra cui quella di sfruttarci dietro il pretesto della flessibilità oraria. Il bando di concorso infatti diceva che cercavano guide dal lunedì al sabato per cinque ore al giorno, o di mattina o di pomeriggio, e invece loro se ne escono a sorpresa con l’idea di farci fare tre ore la mattina e due il pomeriggio. Bruciandoci di fatto, per intero, la giornata. Io e altre avevamo impegni: una per esempio aveva la scuola, io avevo le lezioni del corso di specializzazione tutti i pomeriggi con obbligo di frequenza, e non esisteva che facessi un orario di servizio assurdo e per giunta imposto per capriccio a posteriori. Dapprima ho chiesto co...