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Come le onde [03/08/2011]

Un’unica mancanza è la radice di conoscenza, amore, filosofia, mito, e fede. Muta l’oggetto, non la ricerca del senso.   Ho creato la penombra e ho acceso le candele. Ho messo la musica a risuonare intorno. Ho sentito l’acqua scorrere sulla pelle scura. La camicia da notte di raso di seta accarezzarmi. (...)    La luna è una falce crescente, nella notte. Fra i pilastri che tagliarono nel buio lo spazio denso. Il braciere al centro della sala, il libro sacro. La sacerdotessa custode del tempio, le acque e gli aromi. Ridatemi le donne del mio mondo. Desidero la profondità del mio cosmo, adesso. Desidero essere sì lieve, non schiava della superficie. Il pensiero ha corpo sottile, ma potente.   Dissi (...) un giorno: Io sono un’antenna che vibra . Sentiamo pensieri e umori altrui senza chiamarli. Sentiamo come le onde del mare. Come il magma dentro la terra. Come il sangue dentro la carne. Non si può recidere la propria natu...

Carne [18/05/2011]

Avevo circa quindici anni, la prima volta che ho preso una lametta in mano, e forse diciassette l’ultima. Due volte in tutta la vita. Niente di anormale. Forme depressive adolescenziali, immagino. Un senso di assenza di sbocchi e di impotenza. Un senso di assenza di prospettive e di vita. A volte quello smarrimento mi capita ancora, quando sbocchi pare che non ce ne siano. Ma senza lamette. Allora a undici anni certe volte la notte immaginavo mondi astratti e contatti puramente spirituali, e a quindici scrivevo di gabbie e vetri o muri soffocanti nella testa. Non che non ci creda tuttora, nei contatti spirituali. Anzi. Ma passano attraverso il corpo e i sensi. Come il magma, come il sangue. L’acqua fresca del mare piatto attorno alle caviglie. Un papavero rosso, aperto, accanto al muretto. Un cane bianco alto come un cavallo accucciato accanto ai piedi. Il mio uomo nel mio letto a tenermi al caldo l’anima. Lo sai dopo, ogni volta, che cosa mi ha fermata? Vedere la lam...