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The observer [21/10/2011]

Facevo la mia lezione di latino, una settimana fa, quando si apre la porta. Già le grida e il caos dall’altra aula erano incontenibili, e poi si affaccia questo ragazzo dalla faccia simpatica e comincia a chiedere: e che lezione è, e lei che cosa insegna, ma è bellissima questa ragazza, e così via. Oggi, di nuovo. Voci e caos. Lui arriva e fa: professoressa ma lei in quali classi insegna? E intanto volta le spalle alla sua insegnante ignorandola mentre lei cerca invano di richiamarne l’attenzione. Non è perché io sia brava o simpatica: è lo sfregio all’autorità e la mancanza di rispetto, che mi urta. Ci fossi io nei suoi panni, mi andrebbe in modo analogo. Per cui amabilmente lo rispedisco nella sua gabbia perché non si danno le spalle a nessuno, soprattutto all’insegnante mentre parla, e chiudo la porta della gabbia mia molto meno popolata e decisamente più educata – grazie, dio.   Lei ha l’aria afflitta. È una bella ragazza; sembra annientata e sopraffatta. Anche io ...

Oltre le sagome [21/07/2011]

Prima dell’alba ha un appuntamento per riavere indietro i soldi da tempo avanzati in buona fede e in comprovata malafede mai riavuti. L’omino la aspetterebbe nel paese pedemontano dove lavora, prima di partire per lavoro in giro su e giù per l’isola. Si avvia perciò prima dell’alba per la strada mentre il cielo sonnecchia ancora nel buio terso della notte. Fra stelle a grappoli. Quattro o cinque cani sul ciglio della strada si aggirano. Due, bianchi, alti come cavalli. Un uomo grasso e un uomo brutto, all’angolo di un palazzo che conosce, la lasciano passare. Arriva nella strada e si ferma ad aspettare. Il furgoncino dei panini è ancora chiuso per notte. Un cane marrone passa e se ne va. Un topino di campagna attraversa la strada indaffarato. Passa il tempo, più tempo del previsto, e l’appuntamento non si vede. Ma il cielo si schiarisce, come se aprisse nuove vie oltre le sagome ancora scure di alberi e rilievi morbidi come gatti.   (...) Diceva profeticamente ...

Terra Madre [22/04/2011]

C’è chi medita praticando lo yoga, c’è chi medita recitando i salmi, c’è chi medita dedicandosi al giardinaggio zen, e chi medita seduto sul cesso mentre legge le etichette dei saponi. Io non pratico lo yoga, non recito di solito i salmi, non mi dedico al giardinaggio zen né di altro genere per evitare traumi o suicidi alle piante, e in bagno mediamente mi dedico a quel che si fa in bagno. Invece, fra le altre cose, medito molto guidando. Perciò ho preso la mia macchina ancora scassata [dopo il sogno premonitore inerente e inerente incidente, N.d.A.] per fare un giro nelle terre mie, nella terra rossa e nell’odore del gelsomino e del fiore di notte dove sono nati i miei nonni e dove anch’io sono cresciuta. Mi sono ripresa i miei ricordi, mi sono rappacificata mentalmente con due o tre persone e con l’aria che entra dal finestrino bucato, e mentalmente con due o tre altre persone ci ho invece litigato per l’incapacità di crescere e per la codarda fuga davanti alle difficoltà. ...