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Lampi [10/11/2011]

Maestosa tempesta di fulmini oltre le nuvole bianche, e sembra di vedere fino in gola al cielo viola livido e profondo – quando i lampi scappano dappertutto bianchi bianchi, spaccano il cielo, e pare di intravvedere l’abisso che c’è oltre. È imponente come una sinfonia, viene voglia di essere grandi compositori: per quanto uno sia visionario, le parole non bastano, solo la musica può. Ancora, nel vedere quel cielo così, mi ritorna la stessa (sensazione? vertigine?) immagine che avevo nel descrivere, in Circe , la notte dell’arrivo della nave di Ulisse. Il vento si è fatto tempesta, e mi sta portando Lui. Il tumulto delle onde trasforma la mobilità ipnotica della luce sulla roccia in una chiazza confusa – e quanto io sono confusa! Che cosa sta per succedermi? Non posso più stare qui: devo uscire, devo vedere, devo sapere che cosa mi riserva – il futuro – questa notte. L’orizzonte è in gola a nuvole cupe, accese da lampi che le rendono spettri di se stesse, e incalzata dalla vio...

Giro di giostra [02/11/2011]

We have all the time in the world. Quella donna scrive da dio. È una persona ironica e vivace. Non so nemmeno come sia fatta in viso: vedo, dalla serratura che ha lasciata aperta, com’è fatta dentro. E tanto basta a ritrovare quelle affinità che ci rendono elettivamente tutti affini, questi espressivi passionali spiriti. Scrive da dio perché c’è suono e colore, calore e risonanze, nel suo presente a tratti stanco o disilluso, sognante o intelligente senza enfasi – come ogni umano che senta e che, come che sia, viva, nell’attesa. Che, nell’attesa, abbia eletto, a compagni indissolubili, soltanto i suoi ricordi, i viaggi, la sua musica, i suoi libri, un altro giro di whysky (paga lei) e un’altra sigaretta bagnata dalla pioggia – e non andare più a cercarsi, né aspettare, al ritmo allegro e dissonante di una marcetta, il treno giusto sotto cui morire come Anna Karenina. Non si smette mai di attendere. Si smette di attendere qualcuno . Si fa silenzio per crearsi spazio, poi si ...

Tana della Volpe [10/06/2011]

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  La Montagna nasconde il mistero dietro ogni rilievo. Fra le rocce una spaccatura stracolma di alberi e fronde, uno specchio d’acqua, chiazze di sole sparse nell’ombra fitta; una casupola con un albero e una capra, un campanile, un bosco fra luna e nuvole di notte. Il mare ha i colori diversi e le forme dell’acqua, la costa e le sue luci – e il senso di vastità da sprofondarci quando c’è la luna. Dà un tale senso di poetica instabile inarrivabile inattingibile inquietudine, l’orizzonte lontano dritto come una linea dritta all’orizzonte.   (…)   Sull’Etna c’è una discesa nota come Tana ’a Urpi (o Tana Urpi , suggeriscono i cartelli). Tana della Volpe . Sul versante Nord, quello di Linguaglossa. Quando ero ragazzina si prendeva lo ski-lift baby e poi il secondo: Tana Urpi , suggeriscono i cartelli. Tana della Volpe . Si percorreva, trainati dal sedile tondo dello ski-lift, questo bosco di alberi pieni di neve. Non si vedeva dove finisse: per quel che...

Tante domande [25/05/2011]

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  Some people call me the space cowboy. Some call me the gangster of love.   Carina, eh? Per me è carina. Stephen King vi si deve essere ispirato per scrivere Il gioco di Gerald : infatti lì ne cita alcuni versi. Solo che nel romanzo il cowboy dello spazio , il gangster dell’amore , non ha niente di lieve e leggero: quel sorriso musicale si trasforma nella smorfia scheletrica di un pazzo. Il gangster dell’amore diventa un essere lugubre: si aggira di notte nei cimiteri per rubare ossa ai morti. E a un certo punto capita nella casa di Jessie, che è rimasta ammanettata al letto con un marito morto ai piedi e mezzo sbranato da un cane. E il cowboy spaziale decide di rubare gli ossicini pure a lei che è ancora viva. È un romanzo paranoico, come diversi di quelli di King. Hanno funzione catartica, questi parti letterari. Io ne so qualcosa. È tutto giocato sul filo del rasoio tra la paranoia e la fondatezza delle sensazioni. Lei non sarà sicura di aver vis...