Tana della Volpe [10/06/2011]


 

La Montagna nasconde il mistero dietro ogni rilievo.

Fra le rocce una spaccatura stracolma di alberi e fronde, uno specchio d’acqua, chiazze di sole sparse nell’ombra fitta; una casupola con un albero e una capra, un campanile, un bosco fra luna e nuvole di notte.

Il mare ha i colori diversi e le forme dell’acqua, la costa e le sue luci – e il senso di vastità da sprofondarci quando c’è la luna.

Dà un tale senso di poetica instabile inarrivabile inattingibile inquietudine, l’orizzonte lontano dritto come una linea dritta all’orizzonte.

 

(…)

 

Sull’Etna c’è una discesa nota come Tana ’a Urpi (o Tana Urpi, suggeriscono i cartelli).

Tana della Volpe.

Sul versante Nord, quello di Linguaglossa.

Quando ero ragazzina si prendeva lo ski-lift baby e poi il secondo: Tana Urpi, suggeriscono i cartelli. Tana della Volpe.

Si percorreva, trainati dal sedile tondo dello ski-lift, questo bosco di alberi pieni di neve. Non si vedeva dove finisse: per quel che ne sai da sotto le fronde, tutto il resto del mondo può essere diventato un bosco.

Io avevo il walk-man che mi avevano regalato per qualche compleanno. Mettevo Battisti e mi lasciavo tirare. Poi abbandonavo il sedile del primo ski-lift, che scattava in su: allora si apriva questa pianura come un vassoio bianco bianco circondato da alberi e, di fronte, una montagnola sullo sfondo della Montagna.

*** e *** a volte andavano fino alla funivia per salire più su. Io non ho mai visto come fosse andare oltre: era una pista nera, si vocifera, e a me le discese troppo ripide danno le vertigini: poi devo scendere a piedi con gli sci in spalla.

Allora, scegliendo il giusto mezzo fra il piacere del percorso e quello della beatitudine, facevo le mie lunghe bordate nella discesa fasulla e placida di Tana Urpi con i suoi alberi intorno, la neve che brillava come scaglie luminose sotto il sole o, a volte, la nebbia e i fiocchi di neve impigliati nella sciarpa e nella lana del berretto.

Mentre Battisti intonava Umanamente uomo.

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