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So the day has finally come [11/01/2012]

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Copriti bene: ti porto in un posto dove non sono stata mai. Nei tornanti di montagna fra alberi e luna, abbiamo rischiato di finire fuori strada; ma guido bene, e l’ho ripresa così, d’istinto. Ti porto a Enna, dove una lapide sul muro di un palazzo ricorda il soggiorno di Cicerone in occasione delle Verrine. Ti porto a Enna, nei luoghi della Dea: della Madre e della Figlia, di Demetra e di Persefone. In questa chiesa sconsacrata con le pietre messe a nudo sotto l’intonaco settecentesco, nella città delle mie dee, abbiamo cenato solo con pizzette tagliate a pezzi piccoli, patatine, olive e vino rosso, e seduti sul divano rosso abbiamo parlato – di volta in volta con gli occhi vispi e i battibecchi giocosi, o le parole basse nell’intimità di questa luce soffusa. Fra i cuscini rossi e i calici mi tieni al caldo e mi accarezzi con le mani e con le labbra: e c’è di nuovo il tuo odore, che è una droga. E la tua pelle, le tue labbra e i tuoi capelli – i tuoi capelli , ne sono intrisi! ...

Al cimitero inglese [13/06/2011]

Guida in un’autostrada grigio chiaro verso nord, in un’aria grigioperla per l’alba o per il tramonto. La strada devia in una curva a destra, lei la segue. Forse questo intrico di sottopassaggi porta oltre il confine o forse ai traghetti verso il resto del mondo. Si ritrova invece in una strada provinciale che diventa uno sterrato a mano a mano che va avanti. Un banco di nebbia improvvisa e odore pungente di fuoco e di incendio. Procede alla cieca con cautela, supera una macchina o un’Ape, o forse no. Vigili del fuoco forse o carabinieri, come sagome indistinte. Qualcuno chiede indistinte indicazioni verso (il cimitero inglese?!) qualche parte. Eccolo sulla destra, questo incendio grande. Il focolaio si alimenta di sterpaglie e paglia secca. Un altro principio di incendio è come un piccolo braciere rosso vivo in mezzo al nero di carbone, in un altro mucchio di paglia, sulla sinistra. Troppa paglia è ammassata affastellata lungo il ciglio della strada, deborda oltre ...

La madre e la figlia [21/05/2011]

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  Il paesino tutto pare restaurato ed è pulito come un gioiello in uno scrigno. Le pareti delle case sono di mattoni chiari e hanno fiori rossi e arancio nelle fioriere di ceramica dipinta. I pavimenti dell’antico monastero sono di terrecotte smaltate siciliane. Il paliotto d’altare e gli altri legni intarsiati sono puliti e lucidi, da poco restaurati. Al centro della sala, lei .   La veste le aderisce al corpo come se fosse bagnata d’acqua. Il panneggio è mosso dal vento come se arrivasse in volo o trainata in cocchio da cavalli. Le pieghe si ammassano fra le gambe e sul dorso, fitte e spesse. Un braccio è proteso in avanti: doveva reggere qualcosa in mano. Riempie lo spazio e gli dà forma. Lo domina, con il suo corpo pieno. Ha cosce forti e un seno alto, sotto la stoffa leggera. No, non è Kore. Kore è una ragazzina. Sarebbe esile e vestita di abiti che la coprano. Non è una donna fatta, Kore. Anche come regina della notte, Persefone è una dea occulta. ...