Per esempio: c’è un piano dell’essere e un piano del non essere. Un piano in cui si vive e un piano in cui si fa un minuto di silenzio, un attimo di pausa, un quarto d’ora accademico per riprendere le fila. Non che sia una grande scoperta filosofica. È riflessione spicciola alla femminina e sottende solo una costante dichiarazione d’intenti. Vivere significa comunicare, toccare le cose e le persone. Fare quello che si fa. Quando si fa una pausa nel flusso vitalistico, per così dire, allora ci si mette in ascolto, forse a cercare un senso al vissuto o al non vissuto. Con il rischio di non trovarlo, un senso. Io per esempio ci ho i criceti mannari, ma questo si sa. Forse questo succede perché la vita non si può fermare a nessun livello, e se ti fermi quella continua in qualche altra forma perché c’è qualcuno che le ha dato la carica a monte. Però è anche vero che, per esempio, nel momento in cui arrivano pensieri difficili da gestire o da rielaborare e ridimensionare per non la...