Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Metamorfosi

Era già l’ora che volge il disio / ai navicanti e ’ntenerisce il core [31/07/2011]

Illam non udis veniens Aurora capillis cessantem vidit, non Hesperus; illa duabus flammiferas pinus manibus succendit ab Aetna perque pruinosas tulit inrequieta tenebras; rursus ubi alma dies hebetarat sidera, natam solis ab occasu solis quaerebat ad ortus. (Ovidio, “Metamorfosi”, V, 440-445.)   Quando, nel 1501, gli esploratori al seguito di Amerigo Vespucci avvistarono la Baia di Guanabara, gli sembrava di sognare. Dovevano avere gli occhi sazi d’acqua salsa e i corpi ubriachi di rollii e beccheggi, quando videro questa baia argentata, le sue piante, la terra. Credettero di essere giunti alla foce di un fiume: così quel posto fu chiamato Rio de Janeiro – Fiume di Gennaio.   Questo che mi si apre davanti a un tratto non è un fiume d’argento, è un fiume di fuoco. Come il Rio delle Amazzoni, si distende largo e fin verso valle sul fianco della Montagna dalla parte del mare, orlato da una linea rosso acceso. Schizzi di fuoco alti come colonne nel ci...

Non mi ricordo più perché [29/04/2011]

C’è profumo di limoni grossi e freschi dentro misto all’odore delle ginestre da fuori. I limoni li ho avuti in dono, il vento di ginestre a scompigliarmi i capelli me lo sono regalato io. Colline e rocce spaccate mi navigano intorno sotto il sole. In cima, città di pietra antica. Mi passa accanto l’indicazione Aidone. Mi sono diretta al bosco di Pergusa che vedrò più avanti quando sarà tempo. Agli scavi di Morgantina, che ho già visto e che un giorno rivedrò. A Enna ho guadagnato quattro accendini anziché tre al costo di un euro e quindici anziché un euro, dal marocchino che al semaforo mi ha chiesto per favore sorella solo un euro per il pranzo. Un’insegna di una trattoria che pare bella, ho detto me lo devo ricordare, invece non mi ricordo più perché.