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Sul muro [28/11/2011]

Giovedì. Sono uscita da scuola alle due e, senza fermarmi a pranzare, sono partita per andare a Ragusa: avevo da ritirare gli ultimi documenti e da salutare tutti i miei colleghi nella nuova sede dipinta di bianco, senza più il panorama sopra il Ponte Vecchio. C’è ancora il temporale sulla città, ma esci in tangenziale che c’è già il sole. I palazzi troppo vicini mi danno l’asfissia. Le colline no, invece. Sono morbide e verde brillante. Se ne stanno acciambellate a prendersi i raggi obliqui e caldi. I filari delle viti hanno i pampini verde trasparente. È come se, tramite i miei occhi, le vedessi anche tu, attraverso le lenti dei tuoi occhiali posati qui accanto. Di notte – al ritorno, o nelle mie andate senza meta – sei presente perfino nei frammenti di asfalto che scorrono qui davanti a me. Non sono gelosa, vedi. Non così: non adesso che – come io, io , sono sempre stata e come evidentemente doveva essere – non mi aspetto niente, per me. Come hanno fatto tante altre, anche ...

L’età dell’innocenza [22/07/2011]

Il mio cellulare sta per morire. Per scrivere un messaggio manca poco che debba usare martello e scalpello sul tasto def e su cancella . Questo perché l’ho fatto cadere tante di quelle volte, urtandolo sul comodino per spegnere la sveglia, o mancando l’apertura della borsa, o lasciandomelo scivolare dalle mani, che ha deciso di suicidare intanto i tasti e il monitor e prima o poi anche se stesso. La fretta e le distrazioni si pagano. *** invece ha avuto un cellulare nuovo per un mese forse. Uno bello, (...) col pallino da girare per fare scorrere le scritte. Poi è ritornat* al vecchio antidiluviano macinino che però, a differenza del nuovo troppo avanzatissimo modello, è utilissimo: a) per essere usato nella sua veste ufficiale di telefono e b) per la custodia dentro cui (...) tiene i suoi pizzini di carta su cui appunta le cose da ricordare. Allora il nuovo lo ha passato a me e adesso sto lavorando per passare la rubrica da un telefono all’altro. I messaggi non si può. Mess...

Fonte Aretusa [16/06/2011]

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E dove guarderò la notte, seppellita nel mare? Mi sentirò morire dovendo immaginare con chi sei.   Autostrada di notte, verso Siracusa. Allo svincolo, dopo chilometri di buio, superi quelle stesse indicazioni per il teatro greco dove c’è ancora l’eco di Medea. Passi poi davanti a quel posto dove un’altra notte di un anno fa, seduta o sprofondata in una sedia di plastica, ti sei trovata altrove e hai tremato e pianto per il freddo o per l’angoscia di qualcuno. È chiuso e buio adesso, o così sembra. Ma non è vero, è sempre qui, è dappertutto. Lo riconosci di passaggio, non puoi fermarti a guardare perché è troppo profondo e non ci è dato piangere, ragazza. Così procedi fino a Ortigia e ti fermi davanti alla Luna sbucata da poco fuori dall’ombra della terra, sul mare. Sembra una grande laguna increspata appena, fianco a fianco al grande amore di una vita fa. Era tempo, dopo questi anni, di incontrarsi faccia a faccia e ricordarsi quanto parlavate e come giocava...