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Erant olim in quadam civitate. [15/01/2012]

Non dirmi quello che devo fare , fa con un mezzo sorriso mentre io guidavo verso Enna. Io te lo dico, poi tu sei libero di fare come vuoi . E: Dici che questo cappellino mi fa vecchio? Sì. Ed è proprio brutto. Ma copriti la testa, sennò ti ammali. E intanto mi diverto. Forse è perché mi tieni testa. (...) Forse è perché a chi mi vorrebbe scaldare le sere, ora (soprattutto dopo [una certa] bieca sera illuminante nello yacht) dico: non voglio . E non voglio: e stavolta davvero non lascio nemmeno quel tanto di spazio che finora ho lasciato non solo per affetto ma per sostegno, incertezza, viltà e per paura di morire. Forse è perché mi è piaciuto lasciarti divertire guidando la mia macchina nei fiumi di pioggia. Forse è per l’odore di legna da ardere e per il caminetto. Forse è per il tuo maglioncino grigio, per il mio vestito corto, perché anche soltanto nel ballo, fra noi, stavolta pian piano mi lascio guidare. Forse è per la cura che hai di me, forse è per le mie braccia e l...

Dove la neve non arriva [10/12/2011]

Sono salita in cima al mondo all’imbrunire, qui dove la neve non arriva ancora. Sono salita in cima al mondo per vedere di notte la luna da vicino. Come quando, a quindici anni, ho sognato che la potevo toccare, la luna, se solo avessi raggiunto quell’ultimo gradino della scala che portava in cielo. La luna è piena, qui, sullo sfondo di una nebbia nitida ma leggera. Dove di giorno colorano l’aria i banchi dei venditori di souvenir, di pietre laviche, di vasetti colorati, di gioielli finti in finta pietra - adesso, c’è il vuoto. Le luci sono gialle e calde in mezzo al freddo, i profili degli edifici bassi sono netti, e non c’è nessuno. Nemmeno un cane si aggira per queste vie. È un bel vuoto, e un bel vento freddo da respirare. In basso, le luci tremano tutte insieme. Non all’unisono, ma fanno una bella sinfonia. Una foschia lieve aleggia sulla città in basso e sul mare di notte - come quella nebbiolina di fiori bianchi in cui i fiorai avvolgono un girasole e i tulipani intorn...

Ciliegie [06/12/2011]

Un ciliegio solo carico di ciliegie, tutte le ciliegie del mondo, una tira l’altra, una tira l’altra, fino alla pienezza. Sorridi come ubriaca, perché per ora puoi.

Le mie vigilie [02/12/2011]

[Indossavo un vestitino grigio, molto corto, e la sciarpa verde cangiante. Sedevamo, come trampolieri, sugli sgabelli alti del bancone. Alla Darsena, giù al porto, dove hanno fatto quei locali nuovi molto chic. E infine camminavamo verso l'auto sotto gli Archi della Marina: parlando, mi avvolge le spalle con un braccio e mi guida la mano ad avvolgergli a mia volta la vita, sotto il cappotto... Ho ancora in mano la sensazione della carne soda del suo fianco sotto al maglione. Il petto pieno dell'odore della sua pelle, dei suoi capelli... Lo lascio a casa con quel senso d'incompiuta sospensione che, fluendo, s'insinua in fondo al desiderio e gli dà forza.] Potrei essere la sorella maggiore di tua figlia. Mi eccita da morire, questo. Potresti essermi padre, Prof. Ma guardavi la curva del mio seno nella scollatura... Mi eccita da morire – o da vivere. Come se fossi qui, sento ancora i tuoi capelli fra le mani. (Prende la mia mano per posarla sul suo fianco......

Preludio [30/11/2011]

[Mi sogguardava da lontano da un mese o più: con l’occhio attento che, nel predatore, precede lo scatto. Pioveva, quel giorno: sotto il cielo bigio, fra i pilastri bigi della scuola, mi si fa vicino osservando quanto storte riescano a essere le mie sigarette accartocciate. Aveva un nome assurdo, unico al mondo. Per questo, l’ho sempre chiamato solo Prof. Aveva un nome ridicolo e, da quel giorno in poi, anche il mio numero di telefono. E il mio desiderio. Di seguito, solo squarci nel velo di Maya.] Voi Pesci siete sornioni come i gatti. Oh, sì. Sono morbidi, fra le mie mani, i tuoi capelli. (E lui le accese un fuoco lento, lento...) Io? So giusto andare in bici senza le rotelle. So andare con i rollerblade e sul ghiaccio, con riserva. Andare un po’ a cavallo se me lo ricordo. E in barca a vela so tenere la barra del timone... Ma non so ballare il tango, e le piste nere me le faccio a piedi. Però anche tu non ci hai mica tanto più l’età. E allora? È molto grave? Co...

In dissolvenza [03/11/2011]

Amore che non so chi sei. Non voglio vederti in viso: non è quello, che importa. No, non è vero: importa anche quello. Vorrei vederti in viso, ma solo nella notte quando poca luce basta a dare vita ai particolari: come il riflesso di un Caravaggio allo specchio, o come la chioma di Berenice che balena in cielo. O, di giorno, quando il trambusto si allontana e c’è silenzio e pace dove rimanere nella pioggia, e nell’eco dei nostri passi sul selciato chiaro. Vorrei rivedere i tuoi occhi verdi e stringerti alla vita mentre guidi verso il mare e i faraglioni a caso, e tieni le mie mani al caldo; vorrei restare ancora in macchina con te tutta la notte davanti al mare ( la storia più bella? quella con te ) per parlare senza meta e per baciarci... (Io ti conosco.) (...). Vedere o non vedere le colline e scomparire in quelle, finalmente, al termine di un giorno in dissolvenza. Ma tu non esisti. Forse è proprio la non esistenza, a permettere la vita: è quando niente esiste, che il vi...

L’epilogo [01/10/2011]

Ah no, l’amore no. L’amore non è pop. Gli operai entrano in un appartamento segreto. Si levano le tute - e ridiventano uomini, donne. E fanno l’amore. (Ultimo tango a Parigi)   Di ricordi insepolti si può morire. Così ho comprato i fiori di Bach per il panico e l’angoscia. Ho comprato anche l’olio di mandorle per la pelle. E adesso, oltre i sette colli, oltre le sette valli – al di là dei sette torrenti e dei sette castelli di cristallo – le colline scorrono. Le luci brillano in lontananza come lucciole. La luce del giorno e i suoi tormenti, dietro di me, si allontanano.   Non siamo fidanzati, non stiamo insieme, non ci sentiamo nemmeno ogni giorno. Metti ogni due o tre, a volte anche più di rado. E ci vediamo a cadenza lasca e irregolare. Alla luce fioca del locale lilla senza avventori, lui parla finalmente rilassato dopo il raffreddore. C’era il rischio di non vederci, per questo. Nemmeno io sono stata bene. Ha la barba di un paio di gior...

La lucerna [20/09/2011]

Ieri era ancora estate, ma già nel pomeriggio le marmitte lungo le strade annebbiano l’aria del fumo delle caldarroste. Di notte il vento bussa e scuote le finestre. E oggi è già autunno. Il mare è grigio ferro, chiazzato di verde. Nuvoloni bigi fanno le ombre cinesi nel cielo fra i raggi aperti. L’odore fresco di ozono satura l’aria e i polmoni: fra poco pioverà.   Dice che non è possibile bagnarsi due volte nello stesso fiume. Ma noi, un po’ credendoci e un po’ no, ci teniamo pronti.