Didjeridoo [08/05/2011]
Il mercato di Catania non si chiama mercato: si chiama ’a Fera ’o Luni, la Fiera del Lunedì. Fa odore di pesce dove è rosso dei gamberi e del sangue del pesce spada, e poi fa odore di olive e di sottaceti nella zona delle olive e dei sottaceti. Ci sono cartoni o scatoloni pieni di foglie di lattuga marce da buttar via. Ci sono i corridoi delle scarpe colorate fucsia o leopardate per andarci in giro e farsi ridere dietro, scarpe comode e anche qualcosa di mettibile. Ti strisciano sul corpo le stoffe e i vestiti, l’intimo velato per la prostituta o per il gioco delle trasparenze nelle intimità più fantasiose. Ombretti rossetti e creme per il corpo stanno sotto il sole e devi stare attenta se sono scaduti ma, se non lo sono, sono convenienti. I rivenditori gridano, i bambini piangono, la folla ti arriva addosso in forma di calca indistinta come onde di marea. Certe volte, e per alcune cose, mi fa pensare al suk tunisino con i suoi costumi orientali le spezie e i tunisini che m...