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Nessun dorma [03/02/2011]

I fuochi d’artificio partono da lontano in questa strada di basole nere ancora lucide d’acqua. Di fronte alla Porta Uzeda, dietro di noi, la via dovrebbe inquadrare l’Etna. Ma nel Settecento i Benedettini avevano ancora il potere e i loro territori da salvaguardare e fecero cambiare il piano urbanistico di Giuseppe Lanza duca di Camastra, cosicché della Montagna si vede solo un fianco, se ti giri a guardare. I Quattro Canti che non riescono a fare concorrenza a quelli di Palermo sono decorati con grandi medaglioni rotondi di luci colorate. Un violinista lungo la strada accarezza il suo violino ma non si sente: c’è l’orchestra nell’aria lungo la via e intorno alla piazza. La folla si accalca fra le bancarelle profumate di torrone, gialle di luce, bianche rosa marrone tostato e rosso caramellato di dolci. In cima al mare di teste due bambine, come fagotti sulle spalle dei papà, hanno il cappuccio del piumino tirato sopra la testa. Una è bianca con la sciarpa bianca tirata fin su...

Pomodori freschi [29/01/2011]

Per esempio: c’è un piano dell’essere e un piano del non essere. Un piano in cui si vive e un piano in cui si fa un minuto di silenzio, un attimo di pausa, un quarto d’ora accademico per riprendere le fila. Non che sia una grande scoperta filosofica. È riflessione spicciola alla femminina e sottende solo una costante dichiarazione d’intenti. Vivere significa comunicare, toccare le cose e le persone. Fare quello che si fa. Quando si fa una pausa nel flusso vitalistico, per così dire, allora ci si mette in ascolto, forse a cercare un senso al vissuto o al non vissuto. Con il rischio di non trovarlo, un senso. Io per esempio ci ho i criceti mannari, ma questo si sa. Forse questo succede perché la vita non si può fermare a nessun livello, e se ti fermi quella continua in qualche altra forma perché c’è qualcuno che le ha dato la carica a monte. Però è anche vero che, per esempio, nel momento in cui arrivano pensieri difficili da gestire o da rielaborare e ridimensionare per non la...

Barocche suggestioni [27/01/2011]

Fuori ci sono fiumi d’acqua per le strade. La nebbia ispessita dalla pioggia avvolge le cose, e le nuvole avvolgono il cielo tanto che i fulmini si vedono appena. Dentro, si apre una porta e ad aprirla è E***. E*** è, oggi come allora, bassina e magra magra, piccola come una bambolina. Ma non ha più i capelli castani e ondulati come quindici o vent’anni fa: li ha corti, pettinati di lato e bianchi come la neve. E, oltre gli occhiali da gatta, sono trasparenti gli occhi azzurri. Entrare in questa casa è come entrare in un ingresso piccolo fatto di legno, tappeti e luce gialla. Lei deve cambiare il pannolino a suo marito, così la aspetto in salotto. E qui mi perdo. Saranno dodici, sedici metri quadri, ma non ne puoi avere la percezione chiara perché è così pieno di cose che lo spazio cambia forma e dimensioni, si dilata e si restringe a seconda del modo in cui l’occhio si sofferma, analizza, si districa e vaga dall’una all’altra parte, dal dettaglio, alla visione d’insieme, a...