Strapiombo [26/07/2011]

Il sole è giallo intenso come quello della tarda mattinata o del primo pomeriggio.

Un omino sta sotto il sole e oscilla intorno allo stesso punto. Percorre piccoli tratti di cerchio intorno a sé.

Sta al telefono a parlare. Ha un sorriso arricciato in faccia o un’espressione intenta, e un appuntamento da sbrigare.

Dietro, ci sono gli alberi di un giardino comunale.

Più lontano, in fondo alla Timpa figlia dell’Etna, il mare.

 

Quasi vent’anni fa, suo fratello l’aveva trovata appesa a una corda.

Sola.

La madre era andata a chiedere: perché proprio mia figlia?

La profetessa le ha risposto: Perché sulla terra gli angeli si sporcano le ali.

Così a volte me lo chiedo, che cosa le sia stato risparmiato.

 

Domenica sera. La ragazza innamorata e inquieta siede di fronte a me per una pizza e un gelato.

Parliamo.

Ma poi, all’improvviso, il vento ha cominciato a soffiare.

Arrivava forte, forte, forte.

E, con lui, arrivava altro.

C’è sempre, una differenza indefinibile ma percettibile fra vento e Vento.

Mi ha agganciata e portata con sé.

Non ero più dov’ero.

Non ero dove dovevo essere.

E non ero più – se mai lo sono – sola qui dentro.

Senza sapere perché lo dicevo

(non parlavo razionalmente, capite? Capite? Era tutt’altra, l’idea che ragionevolmente mi ero fatta, che era compresente alle mie parole, ma da un’altra parte...)

senza sapere perché, ho detto alla mia amica che mi diceva le sue perplessità: Presto avrai una conferma ulteriore, da fonte autorevole, e sarà vera.

Il giorno dopo, ieri, è successo.

E, se tutto questo ha un senso, qual è.

 

Un uomo le offre in regalo un tagliando di sosta. Grazie! gli sorride. Tutto normale, dunque. Il cielo non si è ancora spaccato a metà e la terra non ha liberato mostri dentro la mia anima né mi ha annerito la faccia.

Sulla destra, il bar Belvedere. Fanno un discreto tè freddo alla pesca, contro il caldo.

Dietro di lei ora c’è lo spiazzo e poche macchine che passano.

Un uomo con gli occhi azzurro cielo e i capelli grigi resta a guardarla mentre oltrepassa il cancello che si apre sul viale.

Anche un altro uomo, e un altro, e ancora altri. Per la città prima e anche adesso, dappertutto, come rapiti: si girano a guardarla, mentre cammina alta al centro della strada o del viale alberato.

Ma che volete da me.

Apposta ora ha solo una magliettina e una gonna etnica lunga, come una normale ragazza normale, per favore: voglio solo vedere il mare e quello che c’è intorno.

Sopra, ci sono gli alberi.

I bambini giocano sull’altalena sulla destra. Un mucchietto di genitori e nonni stanno seduti intorno, all’ombra.

Un uomo di mezza età e una donna di mezza età si godono il fresco su una panchina, sotto gli alberi. Si scambiano piano poche parole di tanto in tanto.

Oltre la ringhiera di ferro battuto e i vasi di pietra, il mare è blu intenso.

Dall’alto sembra più grande di quanto non sia.

Arriva fin quaggiù, a strapiombo.

Fra gli alberi, nascosto nell’ombra, un uomo fa pipì contro un vecchio casotto su cui qualcuno ha scritto: ti amo.

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