God save the queen [24/07/2011]
È uno spettacolo ben triste una donna interessante che si costringa ad affermare il proprio valore in modi poco composti che possono sminuirla, agli occhi di chi non ne conosca il vero spessore.
D’altronde, quando una donna di buona caratura d’improvviso smania per dimostrare la propria grandezza a fronte di ometti e donnacce, di solito una ragione c’è.
Ma ispira proprio la compassione contro cui combatte.
Discendeva dai Vicerè ma aveva sposato un mezzuomo.
Lui discendeva dai Senatori del Regno, ma si sentiva un suddito.
La regina dipingeva i suoi acquerelli, metteva a frutto le sue doti scrittorie e, quando lui mostrava di sentirsi piccolo di fronte a lei, a si chinava ad accoglierlo e rassicurarlo: lo accarezzava e lo baciava dicendogli che niente valevano tutti i suoi natali davanti all’amore.
Lo aveva amato per tanti anni. Gli aveva dato dei figli. Gli era stata accanto quando lui aveva subìto i suoi interventi.
Poi il senso di inferiorità l’aveva avuta vinta, e lui si era rivolto alla fede per conforto o per riscatto.
La fede consisteva in una chiesa cattolica in cui si praticavano riti carismatici. Carismatica era stata anche una pia donna sposata. Nell’aspetto era, dicono, in tutto simile alla regale consorte; non nei natali. Si incontravano sotto gli occhi della ecclesiastica comunità per baciarsi come ragazzini.
E rendo quivi omaggio alla pia coerenza con i cattolicissimi precetti professati.
La regina venne a saperlo molto tardi.
Quasi impazzì.
Per non morirne, andò in viaggio in Sudafrica per dare da mangiare ai bambini affamati.
Andò in America e in Europa.
Organizzò un banchetto da sua pari, invitò la meglio nobiltà.
Indossò un abito regale senza capi intimi, per affermare a se stessa che la sua femminilità, ferita, pure esisteva.
Assistette da lontano alla presentazione del libro del figlio del re e lo sbeffeggiò. Ringrazi il Principe che non mi sono presentata con la corona in capo, disse.
Cominciò a imperversare, fra amici e conoscenti, con i suoi vivaci sfoghi e rabbiosi autoincensamenti in qualità di letterata di regalissima regale stirpe.
Mia madre fu tra coloro che ne raccolsero tormenti e confidenze; e io stessa assistetti al regio exploit comunicativo della regina, un tempo profonda intensa vivace e sorridente, ora forzatamente incontenibilmente furoreggiante, che animatamente poco naturalmente intratteneva o travolgeva uno stupito annichilito pubblico, al sole della forse poco regale, ma accogliente, barca a vela.
L’elaborazione di un dolore troppo grande, può generare anche regali mostri.
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