Sliding doors [26/11/2010]
Metto in ordine tutta
questa bolgia diaristica.
Centoquattordici pagine. Dicasi
centoquattordici.
Tra scempiaggini e cose buone.
Molto soddisfatta del lavoro svolto per
quanto potenzialmente inutile, grazie.
Pensavo di fare una telefonata a Dante
e di farmi aiutare nella stesura della Vita Nuova II - Il ritorno. Con
Beatrice che risorge e finalmente riescono a consumare, con tanto desiato
ardore.
A un certo punto però prima delle
lezioni sono scesa dal tabaccaio per comprare le sigarette.
Sotto casa mia c’è un muro grigio alto
su cui sta scritto “Sei la mia dea.” Ogni tanto me lo leggo e mi nutro un po’
la vanità. Come se non bastasse il modo in cui lo faccio di norma.
Ci sono delle fronde che scendono
scomposte da questo muro. Rami, edera, foglie verdi e secche.
Avevo sempre dato per scontate quelle
fronde. Mai mi sono chiesta da dove scendessero, come se fossero parte
integrante del paesaggio o dei mattoni.
Oggi invece, mentre camminavo, alzo lo
sguardo e vedo che cosa c’è oltre quel muro. Io che faccio sempre le domande
agli alunni per tirargli fuori un po’ di nuove prospettive, poi non avevo mai
alzato il naso oltre il mio naso, ma brava.
Oltre il muro, dove finisce il palazzo,
si vedono alberi. Le chiome. Ancora verdi e secche. Non si riesce a distinguere
dove vadano a finire, non so che cosa ci sia sotto.
Tra le fronde, si intravvede lo
spigolo di una casa o di una villa: sembra cadente e deserta.
Uno squarcio di tetto con le tegole
rosse…
Il viaggio ha inizio.
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