Noblesse oblige [16/12/10]
Martedì quattordici dicembre, ore diciannove.
Arriva questa fanciulla di poche
parole con una sciarpa come un boa intorno al collo e una tosse che non la fa
parlare.
Buona sera lo dice con voce fioca e
cavernosa. Tossisce. Alza gli occhi al cielo e sospira affettata per via della
tosse. Presto comincerò ad alzarli al cielo io di nascosto senza poter
sospirare ma non per via della tosse.
Ciao, dammi del tu io sono B***.
Mano. Sorriso.
Vuoi una caramella, per la tosse? E
l’acqua. Dai che ti fa bene.
E incominciamo.
Buon sangue non mente, dicono. Lei
invece vanta quintali di quarti di nobiltà ma forse hanno sbagliato e sono i
quarti posteriori: ora sbaglia cose elementari e tutta compunta mi fa Oh ma
dove ho la testa stasera.
Sì, come no. Sulla prima declinazione
e l’indicativo presente attivo. Chi vuoi prendere in giro tesoro, si vede dalla
terra alla luna che non hai mai studiato e ripetuto. Vuoi fregare me che non ho
mai ripetuto quando andavo al ginnasio e infatti per questo dalla terza
declinazione greca in poi sono entrata meritatamente in crisi? (La grammatica
latina e le prime due declinazioni greche mi bastava leggerle per saperle, per
fortuna.)
E le leggi dell’accento non le
avete fatte?
No...
Ma dai come no, se c’è il libro
segnato. O magari è che non le hai ripetute mai. (Sorrido ma ho il
sopracciglio alzato: le balle deresponsabilizzanti mi indispongono, forse
perché ho imparato a superarle o forse perciò ho imparato a superarle.) Ci
vuole niente, sono tre scemenze.
No, ma poi la professoressa secondo
me è brava ma è molto confusionaria.
Ha! Arruvau. A pullici cc’a tusi, cc’o
mussu strittu.
Dico Guarda, io la professoressa so
come lavora. Sui tuoi quaderni c’è praticamente quello che faccio fare io ai
miei alunni. (Domanda: Ah ma perché, sei un’insegnante? Ora non
vorrei dire, ma per quanto senza terra un po’ di orgoglio di classe ce l’ho
anch’io. Eh sì, altrimenti non credo che ti avrebbero indirizzata da me.
Sorriso.) Continuo: Magari io sono più sintetica, ma a parte questo ti
basterebbe studiare quello che hai già fatto a scuola per riuscire.
Mi fa Ah ma poi non ho capito le
enclitiche. Io e qualche altro abbiamo chiesto ma la prof non le ha rispiegate.
Dico Eh, e per forza, non c’è gran
che da capire.
Infatti la professoressa ha detto
appunto che non sono importanti.
Dico Infatti non sono importanti.
Gliele spiego comunque, in tre minuti.
La precisione del pidocchio che non
avendo studiato cerca di deviare l’attenzione.
Roba da matti. Che quando usavo ’sti
mezzucci io poi mi ritrovavo incartata con i prof. Ora lo vedi ragazza quanto
riuscivi a prenderli in giro, pfui.
La madre tarda signorilmente mezz’ora
e lamenta il trasloco mio prossimo venturo: Oh questo è un vero guaio, dovremo
prendere un autista.
Vedete voi.
Io intanto le spiego che il problema
non sta nell’impostazione del metodo, il quale da parte dell’insegnante c’è ed
è il mio stesso (visto che sono proprio quelle del suo genere che mi hanno
insegnato il mestiere): che basterebbe che sua figlia studiasse e ripetesse
quello che hanno già fatto a scuola per riuscire. Che l’unica cosa che posso
fare io è un recupero sintetico e una mappatura concettuale, con chiarimenti,
di quello che comunque hanno già fatto così come lo avrei fatto io. Le dico che
la tussibunda puella dovrà arrivare da me con i compiti fatti perché da me non
farà i compiti ma, appunto, recupero comprensione e metodo. Che certamente se
ci sono difficoltà nello studio posso avviare il metodo di memorizzazione, ma
che questo non è doposcuola. E che a casa dovrà studiare.
Sì, insomma, non sono stata acida come
sono qui ma di sicuro non sono stata nemmeno troppo disponibile dati i
presupposti.
E dati anche i post... postsupposti,
diciamo, visto che la nobiltà qui presente comincia poi un elegante, senz’altro
nobile battibecco al mio tavolo su quanto studia chi e come chi studia e io
faccio questo e tu devi fare quello.
Taglio corto, discutete fra voi le
vostre cose familiari, valutate, decidete e mi darete una risposta.
E il suo onorario?
Non chiedo nemmeno molto.
La nobildonna pronta a sborsare chissà
quanto per l’autista per la figlia, però, a questo punto stringe le labbra
senza dire quel che pensa.
Ma si capisce.
Non sa che è stato solo un colpo di
fortuna, che io mi trovassi il resto.
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