Globetrotter [14/01/2011]
La mia macchina è un tantino
trascurata. Nel senso che la uso sempre ma mi dedico poco alla sua cura. Di
conseguenza ha avuto, per un mese o più, un faro fulminato e lo specchietto
rubato. (Trovata priva del medesimo la mattina del 21 dicembre, sotto casa
prima del trasloco: qualcuno deve averlo trovato utile ed essersene
appropriato.)
Peraltro, povera, è piena di graffi e
ha un’ammaccatura lungo la fiancata destra.
Così stamattina le ho regalato una
lampadina nuova e uno specchietto nuovo, e davanti a me c’era un camper
con su scritto Globetrotter. Le ho offerto anche una regolata alla
pressione ma le gomme vanno cambiate perché sono diventate lisce come un culo
di bambino e non è prudente viaggiare tanto a rischio di incidenti.
Le volevo regalare pure il bagnetto
che non fa da mesi e infatti ho il vetro davanti alla cieca perché anche da
dentro l’umdità ha lasciato il segno e la sera spesso non si vede niente. Però
il lavaggio economico dove prima c’erano gli omini che la lavavano fuori e
dentro è diventato automatico, con gli spazzoloni, e gli interni li dovrei fare
io. Cosa che, visto lo stato fortemente disagiato in cui è ridotta, sarebbe
complicato e richiederebbe un tempo, una cura e degli attrezzi che non mi
appartengono. Per cui dovrò andare all’altro lavaggio ma ora si è fatto tardi e
nel pomeriggio ho da fare, per cui pace e amen, ci penserò domani.
Però, per consolarla, intanto l’ho
alleggerita di qualche decina di libri di italiano, storia, latino eccetera.
La mia macchina è anche una biblioteca
ambulante, infatti. Con somma sofferenza dell’una e degli altri. (I libri.)
I miei libri, come la mia macchina,
sono piuttosto vissuti. Sono anche loro pieni di segni. Perché difficilmente me
la prendo con le persone, ma lo so bene che le mie cose portano il segno di
tutti i miei criceti e degli stati d’animo inquieti.
Una volta avevo prestato un romanzo a
una collega dell’università e lei, nel restituirmelo, mi fa inorridita: “Oh ma
qualcuno ha piegato le pagine.” Che, a proposito, mi viene in mente Parrimi
soggira, sentimi nora, come dicono a Catania. O, più musicale come dicono
nel ragusano, A tia t’a cuntu soggira, tu sientatillu nora. Cioè sapeva
benissimo che la colpevole del misfatto ero io, ma in qualità di gran donna ha
ritenuto opportuno di trasmettermi la sua indignazione solo per via indiretta, facendola
ricadere su altri.
Io però, siccome difficilmente ho
qualcosa da nascondere, le dico: “Sì, io. Quando non ho un segnalibro piego le
orecchie.”
Io i libri li tengo bene bene, ma la macchina la tengo ammaccata e pure issa tiene uno specchietto mancante. Dentro è un pasoliniano porcile. Ma quando ci salgo io tutto riluce.
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